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La mia intervista a La Freccia

Sono stato intervistato da La Freccia, il mensile del Gruppo Ferrovie dello Stato.

L’intervista è stata pubblicata sul magazine dedicato alla sostenibilità del Gruppo Ferrovie dello Stato a fine novembre su: https://www.railpost.it/il-treno-e-fonte-di-ispirazione/  e rilanciata dal sui canali social.

Eccola.

LA FRECCIA – SETTEMBRE 2021

A TU PER TU

LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE,

VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

Roberto Race, napoletano, classe 1980, lavora come consulente in strategia d’impresa, comunicazione e affari istituzionali per diverse multinazionali e aziende. Si dedica anche all’impegno sociale con la Fondazione Valenzi, di cui è presidente del Comitato d’indirizzo, e con il think tank Competere.eu, di cui è segretario generale. Nel dicembre 2020 è stato nominato Cavaliere al merito dal presidente della Repubblica. Un percorso che lo ha portato a viaggiare fin da giovanissimo, spesso in treno.

Consulente strategico ma anche giornalista, comunicatore, scrittore, divulgatore. Come riesci a conciliare tutte queste professioni?

Tracciando i giusti confini per tutte le attività, che riguardano comunque il mondo variegato della comunicazione. Sono diverse esperienze che affronto con un unico comun denominatore: spiegare la complessità dei tempi, farsi capire senza banalizzare, indicare una strada in modo semplice ma mai semplicistico.

Quando è cominciato il tuo percorso professionale?

Ho incontrato il giornalismo da adolescente, iniziando a collaborare con periodici della realtà napoletana ed entrando in contatto con il mondo delle istituzioni, di cui ho imparato a conoscere linguaggio e contesti. Quello che mi ha segnato è aver avuto da subito l’impatto con i mille colori e le contraddizioni di Napoli.

Che ruolo ha avuto il treno nel tuo lavoro?

Per me è sempre stato un laboratorio ispirazionale. Per anni mi ha accompagnato in giro per l’Italia e quello che allora si chiamava Club Eurostar, oggi FrecciaClub, è stato un’oasi di tranquillità.

Nel 2009 hai lanciato la figura del direttore delle relazioni esterne in outsourcing, prima che diventasse una tendenza del mercato. Ti senti un innovatore?

Non so se sono stato un anticipatore, ma certamente in quegli anni fu una grande novità per supportare imprenditori e manager nella gestione di rapporti complessi, anche istituzionali.

Tra i progetti che porti avanti c’è anche The Ghost Team, il primo network internazionale di ghostwriter. Di che si tratta?

Lavoriamo su diversi prodotti e in più lingue. Tra questi ci sono i libri di visione utili a manager e imprenditori per rafforzare il proprio posizionamento e la propria reputazione, ma anche testi aziendali realizzati per incrementare lo storytelling societario.

Il tuo libro Napoleone il comunicatore, uscito nel 2012 per Egea, la casa editrice della Bocconi, è un best seller tradotto in più lingue. Qual è il segreto di questo successo?

È diventato uno strumento editoriale di riferimento per imprenditori, manager e coloro che desiderano implementare i propri skill comunicativi. Bonaparte è un testimonial esemplare in questo senso. Fu uno dei primi personaggi storici che comprese a fondo l’importanza di investire sull’opinione pubblica, la propaganda e le tecniche di costruzione del consenso. E anche il primo a lanciare il proprio brand: la “N” napoleonica.

 

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