Giuseppe Tura: l’innovatore è chi sa rinunciare alle linee già tracciate
5 Febbraio 2022

Marianna Vintiadis: Leadership è dare visione

“Un’Europa forte sul fronte tecnologico” è l’orizzonte strategico entro il quale opera  Marianna Vintiadis.  Laureata in Economia presso l’Università di Cambridge, ha poi trascorso densi anni di ricerca tra la Grecia (paese natale), l’Italia e il Regno Unito, dove si occupa di trasferimento tecnologico.

Nel 2003 è entrata nella multinazionale americana Kroll, che ha lasciato nel 2020 come capo del Sud Europa. Durante questi anni Marianna è stata coinvolta in alcuni progetti di business intelligence di primo livello per importanza e sensibilità nel panorama europeo, coprendo diverse giurisdizioni nel mondo.
Cogliendo il valore trasformativo che i big data portano al settore dell’intelligence privata, ha fondato 36Brains, dove applica le più recenti tecnologie e software innovativi al settore della corporate intelligence.
In poco meno di due anni, 36Brains conta una sede a Milano e una a Berlino con operazioni in contesti delicati su scala mondiale.
Oggi Marianna tiene regolarmente corsi di docenza in Master e seminari in Italia, Inghilterra e Stati Uniti insegnando pensiero strategico e tecniche di raccolta informativa.
Marianna ricopre molte ruoli come quello di membro dell’Advisory Board di Transparency International Italia, membro del Comitato Esecutivo dell’Adam Smith Society e consigliere ACFE Italy Chapter. Marianna fa anche parte di diversi organismi di vigilanza.
D. Chi è un innovatore per te? Perché?
R. Un innovatore è qualcuno che cambia il modo in cui noi facciamo le cose. Crea un artefatto o cambia un processo, in modo che dinamiche e metodologie operative di un gruppo, una comunità o l’umanità in alcuni casi, subiscano un cambio di rotta. Innovare non significa necessariamente migliorare, credo che significhi piuttosto, cambiare.Un qualcosa di nuovo è molto spesso inaspettato e le conseguenze difficili da valutare. Non è scienza, non è scoperta, è invenzione.
D. Qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi anni?
R. Nel panorama attuale difficile a dirsi. Sul lontano futuro non possiamo esprimerci.
Le innovazioni sono quasi sempre il risultato di piccoli passi.
Come rivoluzione di domani vedo sicuramente l’intelligenza artificiale e la manipolazione di grandi volumi di dati generati da noi, dalla digitalizzazione frutto della nostra azione online.
Oggi non è ancora chiaro se questo sarà un bene per noi.
D. Qual è il ruolo di un leader in un’organizzazione?
R. Io credo che un leader oggi dia visione, coordinamento, ma soprattutto un taglio etico al gruppo di riferimento.
Una struttura che ha al suo vertice una persona fatta in un certo modo, indirizza tutta quella che è la struttura di una organizzazione. Il suo carattere, il suo modo di fare, perfino quello che viene ritenuto accettabile, come le stesse linee che non si devono oltrepassare, vengono tutte date dalla leadership.
Molto difficile uscire da questo.
D. Una persona che ha lasciato il segno nella tua vita?
R. Sono tante le persone che hanno lasciato un segno nella mia vita.
È stato e continua ad essere un cammino pieno di insegnamenti e scoperte.
Chi ha saputo insegnarmi qualcosa nel tempo è sempre rimasto con me. Un maestro alle elementari, il professore del liceo, un mio collega a lavoro e i miei compagni di vita.
Da tutti loro ho imparato qualcosa che mi ha aiutata a sviluppare quello che oggi è il mio punto di vista.
D. La tua più grande paura/la tua più grande speranza?
R. Anche questa non è una risposta semplice. Nel corso degli anni sono forse le paure con cui ciascuno di noi combatte, e molte volte sono paure relative, momentanee. Forse la mia paura è la salute.
Da liberale e individualista, alla fine, penso che preservare il proprio stato di salute è fondamentale per condurre un’esistenza serena. Per il resto io credo si trovi sempre una soluzione per organizzare, affrontare e gestire le criticità quotidiane.
Specularmente, la mia più grande speranza la ripongo nell’intensità con cui affrontiamo la vita.
Non necessariamente vivere una vita lunga, ma viverla appieno.
D. Il tuo progetto di lavoro attuale e quello futuro.
R. Il mio progetto attuale e del futuro oggi coincidono perfettamente in 36Brains, l’azienda di corporate intelligence che ho fondato un anno e mezzo fa dopo tanti anni in una multinazionale.
Quella che sto creando è una società altamente tecnologica nella sua essenza, che oggi ha come obiettivo la riduzione, anche nel campo dei servizi, di tutta la parte che può essere automatizzata in modo da permettere ai cervelli operanti nella società, i nostri famosi Brains, di esercitare la conoscenza e il pensiero critico su quello che vedono senza perdersi in compiti ripetitivi e alienanti.
D. La cosa che più ti fa emozionare e quella che ti fa più arrabbiare.
R. Mi emozionano tutte le azioni di solidarietà umana. Mi emozionano perché vanno contro tutto ciò che di male si dice del mondo moderno.
Mi fanno arrabbiare, invece, i politici con poche idee.

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