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26 Settembre 2021

Alessandro Gatti: l’azienda deve essere un incubatore di progetti

“L’uomo colto è colui che sa trovare un significato bello alle cose belle. Per lui la speranza è un fatto reale”.

Alla massima di Oscar Wilde si ispira Alessandro Gatti, classe 1975 e una laurea con lode alla Bocconi in Economia e Legislazione d’Impresa. Nel 1998, dopo gli studi, raggiunge il fratello Riccardo in Fapir, azienda di famiglia fondata nel 1962 dal padre Luigi e specializzata in finiture di alta gamma, divenendone negli anni seguenti il general manager.
Nel 2009, fondando il brand maisonFire, si dedica ad una nuova nicchia nel settore arredo made in Italy, quella dei focolari ecologici senza canna fumaria, che impiegano combustibili alternativi.
maisonFire oggi è una realtà solida, leader indiscusso del proprio mercato, capace di rispondere alle esigenze di chi ama il camino di design, anche in città, e tiene alla sostenibilità ambientale.
Alla grande passione per i camini e le finiture d’interni, Gatti aggiunge ulteriori rilevanti impegni. Dal 2020 è Vice Presidente del Gruppo Immobiliare Gabetti, e da oltre un decennio investe, sia personalmente, sia con la Holding F.G. Invest (Milano & Miami), in startup innovative come Buzzoole, Wikicasa, Smace, 2Watch e Wishlist. Segue inoltre progetti nel residenziale turistico tra Stati Uniti, Spagna e in Puglia, dove ha acquistato Tenuta Contrada Albrizio, a Ostuni: una proprietà rurale in disuso che ha ristrutturato per creare esclusive case vacanza e produrre un apprezzato olio extravergine di oliva.

D. Chi è un innovatore per te? Perché?
R. Innovano le persone geniali, lasciando il segno. Ma altrettanto innovatori sono tutti gli imprenditori che si fanno contagiare dal nuovo e si circondano costantemente di persone e ambienti stimolanti. A mio parere ogni imprenditore che ha sorpassato la soglia della sopravvivenza e ha avviato una azienda verso la maturità, dovrebbe trasformarla in un vero e proprio incubatore di progetti, investendo parte del proprio tempo e risorse nella ricerca del lavoro del futuro.

D. Qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi anni?
R. Sarà banale, ma direi l’intelligenza artificiale (AI) e i computer quantici. L’AI è un concetto trasversale per tutte le innovazioni e farà rivoluzioni (come nella guida o nella salute) per le quali bisognerà riscrivere le leggi. La AI ha bisogno di enorme potenza di calcolo: i computer quantistici mettono a disposizione una potenza inimmaginabile, che sarà applicata a operazioni sempre più complesse. E’ una tecnologia esponenziale, perché abilita altre tecnologie e altri settori; essendo fortemente energivora trascinerà un’altra grande rivoluzione, quella energetica come mi spiega l’amico “nerd” Edmondo Sparano, Cdo dell’incubatore Digital Magics.

D. Qual è il ruolo di un leader in un’organizzazione?
R. Ogni azienda o gruppo di aziende, oggi, per avere la speranza di durare e cavalcare un ambiente sempre più competitivo e vorticosamente mutevole, dovrebbe avere una guida che unisca le capacità all’esperienza, con l’apertura verso l’esterno, inteso come altri mercati o nazioni. Oggi il mondo ogni 5 anni è completamente rivoluzionato, poco più di 10 anni fa non esisteva nemmeno lo smartphone. Se il leader non utilizza un approccio collegiale, da vero team, e non rende l’azienda permeabile alle contaminazioni esterne, l’obsolescenza di prodotti e processi avviene rapidamente.

D. Una persona che ha lasciato il segno nella tua vita?
R. Ne cito addirittura cinque, sapendo di escluderne altre importanti. Da un lato mio padre e mio suocero (mancato da poco), uomini diversi ma entrambi d’animo straordinariamente nobile e imprenditori disinteressati al denaro come fine. Dall’altro i miei tre figli, che sono il motivo per il quale affronto con il sorriso ogni nuova sfida e impegno.

D. La tua più grande paura/la tua più grande speranza?
R. Il mio grande timore è che l’Italia, che è piena di grandi talenti e ha una percentuale rilevante dei beni culturali e della biodiversità del mondo, possa giocare un ruolo marginale. La mia speranza è che i nostri migliori giovani guardino alle nuove professioni con fiducia e la smettano di andare all’estero, alla ricerca di opportunità: oggi il mondo è privo di confini, ci sono le condizioni per creare anche qui.

D. Il tuo progetto di lavoro attuale e quello futuro.
R. Ora è giunto il momento di portare alla maturità alcune nostre realtà, pronte per il salto dimensionale. Nel futuro vorrò, prima o poi, dedicare del tempo a un vecchio sogno nel cassetto, produrre vino.

D. La cosa che più ti fa emozionare e quella che ti fa più arrabbiare?
R. Mi emoziona la purezza del mondo dei bambini, dovrebbe essere da guida anche per noi adulti, che ci guastiamo con il tempo. Non sopporto invece l’indolenza di chi pretende dallo stato o dalla collettività, senza nulla dare in cambio o senza nemmeno continuare a provarci.

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