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Vito Grassi: il vero innovatore? Considera il cambiamento un’opportunità, non una minaccia

L’innovatore per eccellenza? E’ sognatore ma con i piedi saldamente ancorati per terra, è ottimista ma con una buona dose di realismo, non si fa spaventare dai cambiamenti ma li anticipa. E’ questo il ritratto di Vito Grassi, 59 anni, laureato in Ingegneria Civile Idraulica, neopresidente dell’Unione Industriali di Napoli e Confindustria Campania, alla guida di Graded Spa, azienda attiva da 60 anni nella progettazione, sviluppo, costruzione e gestione di impianti tecnologici e di produzione di energia ad alta efficienza, che annovera prestigiosi clienti sui mercati locali e internazionali e che dal 2017 fa parte di Elite, il programma di Borsa Italiana per le imprese ad alto
potenziale. Nel 2006 Grassi ha anche creato, in joint-venture con la Stim Srl di Latina, lo spin-off di maggior successo di Graded, la Grastim Srl, certificata Esco, “energy service company”, impegnata nella costruzione e la gestione di impianti di cogenerazione per il mercato primario dell’industria manifatturiera, in continua espansione sui mercati esteri.

D. Chi è un innovatore per te? Perché?
R. L’innovatore è colui che riesce a vedere come realizzabile qualcosa che per tutti gli altri è solo fantasia. E soprattutto che ha l’abilità di guardare al cambiamento come un’opportunità e non una minaccia, come un processo naturale e consequenziale senza il quale c’è solo l’oblio.
Un banco di prova importante per chi fa impresa è stato “Industria 4.0″, che presuppone proprio un cambiamento radicale di mentalità: resettare il proprio consueto modo di pensare, “ripartire” con modelli completamente diversi, disporre di nuove competenze professionali, lavorare in team per obiettivi con nuove e maggiori capacità relazionali rispetto al passato. Ma non basta la tecnologia per innovare e cogliere le nuove opportunità. Serve la creatività. Serve il sapere scientifico che, coniugandosi con le nuove forme espressive concesse all’impresa, può accelerare la crescita, sviluppare prodotti del tutto originali, azzerare il gap tra conoscenza e applicabilità pratica. E’ proprio questo il ruolo di un innovatore con il nuovo modello: creare una produttiva triangolazione fra università, imprese e nuove forme di incubazione, mettendo insieme persone, conoscenze, professionalità e cultura d’impresa.

D. Qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi anni?
Me ne vengono in mente tante: l’intelligenza artificiale che trasforma le nostre parole in indicatori della salute mentale, tecnologie che ci doneranno una vista da supereroi, “macroscopi” per cogliere la complessità della terra fino ai minimi dettagli, laboratori di analisi racchiusi in un chip per monitorare marcatori biologici e nanoparticelle individuando l’insorgenza di patologie, sensori intelligenti in grado di rilevare l’inquinamento ambientale alla velocità della luce. Ma volendo rimanere nel mio campo di attività, penso alle celle a combustibile. Produttori di furgoni e camion del calibro di Kenworth, Toyota e Ups hanno già iniziato a investire in tecnologie “fuel cell”, che permettono ai veicoli adibiti ai trasporti di andare avanti a idrogeno e ossigeno, rilasciando come emissioni solo calore e acqua. La produzione moderna di idrogeno richiede ancora un utilizzo abbondante di combustibile fossile, ma questo processo potrebbe basarsi presto sulle rinnovabili e trasformare i veicoli a cella a combustibile in simboli dell’energia pulita.

D. Qual è il ruolo di un leader in un’organizzazione?
R. Un buon leader è colui che è capace non solo di dirigere in maniera eccellente la propria squadra per raggiungere il miglior risultato possibile, ma anche di creare la giusta motivazione nelle persone per tirarne fuori il meglio delle capacità. E’ uno che “sviluppa le persone”, più che “utilizzare le persone”. Un buon leader sa riconoscere i talenti altrui e valorizzarli, raccogliere le sfide, impegnarsi in un percorso di formazione e aggiornamento continuo. Un buon leader si circonda di persone speciali.

D. Una persona che ha lasciato il segno nella tua vita?
R. Sembrerà scontato, ma la grande apertura mentale e la visione prospettica di mio padre, unitamente alla grande fiducia che ha sempre riposto in me, hanno inciso profondamente sul mio stile di vita successivo alla sua scomparsa, avvenuta quando ero solo trentaquattrenne. Oggi, dopo quasi 25 anni, molte persone mi riconoscono la stessa vision, i miei più stretti collaboratori sono felici della fiducia che ripongo in loro ed io mantengo intatto il coraggio di perseguire le mie idee.

D. La tua più grande paura/la tua più grande speranza?
R. La mia più grande paura è la perdita di autonomia e indipendenza, la mia più grande speranza è sentirmi artefice della felicità e della serenità della mia famiglia in primis, di chi mi vuole bene subito dopo.

D. Il tuo progetto di lavoro attuale e quello futuro.
R. A parte il mio impegno alla presidenza degli Industriali di Napoli e di Confindustria Campania, per il presente ma anche per futuro, sono concentrato sulle attività di ricerca in cui è proiettata l’azienda e che vanno tutte nella stessa direzione: partecipare, con il nostro know-how acquisito in 60 anni di esperienza sul campo, allo sviluppo e alla diffusione di nuove forme di energia sempre più green: dalle biomasse al recupero dei reflui industriali attraverso la gassificazione con torce al plasma per produrre combustibili bio; dalla geotermia alle celle a combustibile per la cogenerazione-poligenerazione dell’energia; dalle “isole energetiche” autosufficienti ai mini impianti di “micro-cogenerazione” a impatto ambientale quasi zero.

D. La cosa che più ti fa emozionare e quella che ti fa più arrabbiare
R. Mi emoziono ancora per tante piccole cose che costituiscono la magia del vivere quotidiano, così come per il raggiungimento di un risultato che sento appartenermi inequivocabilmente. L’immagine più bella per me resta il sorriso delle mie figlie. Mi fanno arrabbiare, invece, la sciatteria, la cattiva educazione, la presunzione, la mancanza di rispetto altrui. E anche tutte le persone che masticano sguaiatamente i chewing-gum!

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