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Riccardo Pilat: c’è bisogno di un nuovo umanesimo

l presidente Alcide De Gasperi scrisse: “ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondaria importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione”, e continuava “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”. Queste frasi di De Gasperi, secondo Riccardo Pilat, sintetizzano il pensiero che lo ha guidato e che lo guiderà nei prossimi anni. 

Due frasi che sono vere ancora di più oggi. Il nostro paese ha l’urgenza di trovare linfa nuova, di pensiero e di azione, di protagonisti capaci, responsabili e consapevoli che sappiano impegnarsi per il bene comune.
Riccardo Pilat, 21 anni, triestino, laureando in giurisprudenza, europeista convinto, da sempre impegnato nello sviluppo di relazioni istituzionali capaci di creare valore, delegato italiano alla 43esima edizione del Committee on World Food Security, è organizzatore e promotore della piattaforma relazionale di politica ed economia internazionale “Idee per il XXI secolo”, che oggi conta nel suo parterre oltre 100 partecipanti tra relatori, ospiti ed esponenti della politica, dell’economia, della cultura e del giornalismo, nazionali ed internazionali. 

D. Chi è un innovatore per te? Perché?
R. Un innovatore oggi è colui che non solo riesce a prevedere il futuro ma lo sa anche interpretare, trasformando visioni in realtà compiute, nella consapevolezza di un progresso in continuo mutamento e in continua evoluzione a cui bisogna continuamente ispirarsi. L’innovatore è colui che riesce a sintetizzare riconoscibilità di pensiero e d’azione in base alle nuove geometrie del contingente. 

D. Qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi anni?
R. Riconoscere la necessità di un nuovo umanesimo costruito sulla capacità delle donne e degli uomini di creare sinergie, idee per la creazione di un benessere che si basi sul bene comune, su una coscienza partecipata di una nuova era dove gli attori della vittoria sociale non sono più i beni materiali bensì il patrimonio culturale e relazionale coltivato dai singoli individui e posto a servizio della comunità come contributo per la crescita sociale del capitale umano. 

D. Qual è il ruolo di un leader in un’organizzazione?
R. Essere leader oggi significa avere una visione di fatti, previsioni e di opportunità in grado di cambiare una città, uno Stato, un sistema. Essere leader, non significa essere “capi” del destino degli altri, ma essere capaci di scrutare un orizzonte ancora incerto ai più. Un vero leader è prudente ed è capace di analisi del tempo che lo tocca. È consapevole e visionario, e non pensa alla gloria ma alla memoria.

D. Una persona che ha lasciato il segno nella tua vita?
R. La ritengo una domanda complessa, in quanto ritengo che ogni persona, incontrata nel cammino, possa essere stata fonte d’ispirazione. Solo il pensiero di quanti contributi ho ascoltato e conservato potrebbe farmi errare se ne citassi alcuni solo per riconoscibilità. Credo però che un giovane alla mia età debba prima di tutto essere grato ai propri genitori e a tutti quelli che con grazia e rispetto continuano a prendersi cura di noi. Riconoscere il valore della famiglia e della tradizione, delle buone pratiche antiche, credo che sia una prima fondamentale innovazione da rimettere in campo se vogliamo costruire un nuovo umanesimo. 

D. La tua più grande paura/la tua più grande speranza?
R. La mia più grande paura è l’indifferenza delle nuove generazioni verso le sfide che il nostro mondo ci sta ponendo dinanzi. Vedo la desolazione di un intellettualismo politico di breve periodo senza strategia, un’ignoranza silente ed eccessiva, errori quotidiani che si commettono per mediocrità ed irresponsabilità. La più grande speranza sta nell’entusiasmo di quelli che come me credono nel cambiamento e nella costruzione di un nuovo noi, capace di sostituirsi ad ego ipertrofici che hanno fallito.

D. Il tuo progetto di lavoro attuale e quello futuro.
R. Oggi sono impegnato a costruire una grande piattaforma che possa essere sintesi di realtà e di mondi, anche differenti, ma sinergici, per la costruzione di una koinè di intenti, visioni e di riflessioni sul nostro mondo, sulle sue criticità e sulle possibili soluzioni. Sono impegnato nella creazione di un think tank in grado di creare opportunità innovative per le nuove generazioni impegnate a creare una corretta visione del futuro. Il mio compito lo vedo come quello di un carpentiere, in continuo ascolto e movimento, al servizio della comunità capace di sviluppare aggregazione e condivisione. Un percorso sfidante che spero possa darmi l’opportunità di incontrare compagni di viaggio, giovani e meno giovani, animati dal desiderio di realizzare una vera Politica del fare. 

D. La cosa che più ti fa emozionare e quella che ti fa più arrabbiare
R. Sicuramente la cosa che mi infastidisce di più è l’indifferenza delle classi dirigenti attuali, incapaci di un cambio di passo e di mentalità. La speranza e la gioia che ogni giorno mi portano avanti sono sicuramente la passione e la volontà che possiedo nel realizzare ciò che oggi sono visioni, domani spero realtà. Ingredienti insostituibili e definibili “sale del benessere della società e dei suoi protagonisti”.

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